La conservazione dell’ambiente naturale palustre è il principale filo conduttore della tutela di Le Bine. Le numerose indagini svolte dalla fine degli anni settanta hanno consentito l’individuazione dei cambiamenti ambientali in atto (estinzione di alcune specie e comparsa di altre, dinamiche di popolazione, ecc.) e delle caratteristiche ecologiche emergenti 20 . Fin dall’inizio è apparso chiaro che la conservazione del patrimonio biologico di questa palude, come per molte altre zone simili, fosse direttamente condizionato dal contesto territoriale in cui è inserita. Si tratta, infatti, di un lembo relitto nella Pianura Padana, uno dei territori maggiormente antropizzati dell’intera Europa. L’isolamento, l’esiguità dell’area naturale, le caratteristiche dinamiche ed evolutive tipiche delle zone umide (es. processi di interramento, esondazioni, ecc.) e l’inquinamento di specie esotiche invasive, sono tra le cause principali della vulnerabilità del patrimonio biologico di Le Bine.
Nei primi studi organici svolti nella prima metà degli anni ottanta (Agapito Ludovici et al., 1987) erano state già evidenziate le linee di gestione e tutela, che in gran parte caratterizzano ancora la gestione, per cercare di invertire o limitare l’impoverimento biologico, irrimediabilmente in atto, in questa porzione di pianura.
Nel primo piano di gestione della Riserva (1993) era stata messa in evidenza la necessità di procedere ad una gestione e ad una tutela impostate su due fasi: “la prima, di urgenza, caratterizzata dalla salvaguardia del patrimonio biogenetico presente nella zona umida e la seconda caratterizzata da un graduale recupero della naturalità del fiume.”
L’azione della prima fase è strettamente legata alla Riserva naturale e basata su azioni mirate per conservarne le caratteristiche naturali tipiche (considerando come punto di riferimento, la situazione rilevata dai primi studi) volta a preservare la sopravvivenza di un pool biologico in grado, potenzialmente, di ricolonizzare altre aree limitrofe. A questo proposito sono stati realizzati gli interventi di rivitalizzazione della palude (1987-89), l’ampliamento e la ricostruzione di canalette e specchi d’acqua laterali (1991-92), la riqualificazione delle fasce boscate presenti (1987-2002), la formazione di siepi e fi-lari (1996-2002), la rinaturazione di aree agricole con l’ampliamento della zona umida principale e delle fasce boscate (1994-2002), la riqualificazione di zone marginali ad indaco con meandrizzazione di canali e rimboschimenti (2001-02).
La prima fase è stata direttamente e continuativamente seguita dal WWF dal 1972 ad oggi. In questi ultimi anni si sono affiancati attivamente a questa azione sia la proprietà che il Parco dell’Oglio Sud, in qualità di soggetti promotori e realizzatori di interventi di gestione nella Riserva; la proprietà ha promosso la ricerca e l’avvio di attività produttive più compatibili, il Parco, grazie ad un aumento e ad una stabilità dell’organico, ha potuto esercitare con maggiore efficacia la funzione di gestione territoriale definita dalla legge sulle aree protette (L.R. 86/1983) e dal proprio Piano Territoriale di Coordinamento (approvato il 1.12.2000 con Delib. della Giunta regionale n° 2455).
La seconda fase si sarebbe dovuta caratterizzare attraverso la ricostruzione della continuità ecologica dell’Oglio, l’ampliamento delle aree naturali limitrofe e la costituzione di un’adeguata rete ecologica che consenta gli scambi tra le popolazioni animali e vegetali presenti nei nuclei naturali del Parco; purtroppo non è ancora stata avviata e ciò ha influito negativamente sull’azione di tutela della Riserva.
Attualmente vi sono gli strumenti che consentono la realizzazione di questa seconda fase: il Piano Territoriale di Coordinamento del Parco Oglio Sud e il Piano Stralcio di Assetto Idrogeologico del bacino del Po redatto dall’omonima Autorità di bacino. Questi due piani, relativamente recenti (il primo del dicembre 2000 e il secondo dell’agosto 2001), prevedono un’integrazione costruttiva tra gli interventi per la tutela della natura e la difesa del suolo.
Dal momento che gli strumenti normativi esistono e che l’opinione pubblica è in gran parte sensibile a queste tematiche, è auspicabile che gli organismi politici competenti diano attuazione alla cosiddetta “seconda fase” che evidentemente non è funzionale solo alla Riserva naturale di Le Bine ma all’intero ecosistema fluviale. In relazione a quanto sin qui detto vengono di seguito illustrate le considerazioni ecologiche e di conservazione della natura sulle quali è impostata la tutela di Le Bine nel prossimo futuro.