Le attività di educazione ambientale a Le Bine sono state promosse inizialmente dal WWF che le ha gestite direttamente per quasi trent'anni.
A partire dal 2003 queste sono promosse e gestite dall'azienda agricola Cecere con l'agriturismo Le Bine, sempre in collaborazione con il WWF.

Fin dai primi anni è stata posta una notevole attenzione alla didattica ed all’educazione ambientale.  primi passi li mosse Guido Santini, insegnante di Calvatone, che negli anni ’70 coinvolse gli alunni della scuola del paese nominandoli "guide" dell’allora oasi di protezione; promosse attività per la conoscenza dell’area con un’iniziativa decisamente all’avanguardia. Successivamente al coivolgimento del WWF nella gestione dell’area, le attività di educazione ambientale, organizzate con visite guidate, furono gestite direttamente dalla sede regionale. Alcuni anni dopo grazie alla ristrutturazione di una parte della Cascina Le Bine (adibita a Centro visite), all’avvio di un importante progetto di rinaturalizzazione dell’area golenale e alla presenza di personale retribuito, l’attività di educazione ambientale ha registrato un notevole progresso passando in pochi anni dal coinvolgimento di 35 classi (circa 800 bambini nell’anno scolastico 1993-94) a 360 classi (6.300 bambini nell’anno scolastico 1999-2000) per attestarsi attorno ai circa 1000-1500 degli ultimi anni. I "segreti" di questo successo sono da ricercarsi innanzitutto nella scelta del metodo adottato. Infatti, gli operatori de Le Bine hanno abbandonato ormai da molti anni il classico approccio frontale, a favore di progetti che prevedono un notevole coinvolgimento dell’alunno nelle atti-vità proposte. Non più quindi il docente che spiega e l’alunno che ascolta, ma attività basate prevalentemente sul gioco, sull’uso dei sensi come chiave per motivare i bambini. Per i bambini più piccoli sono stati ideati programmi che privilegiano l’immaginario facendo ricorso a personaggi fantastici (il folletto Binetto). egli ultimi anni è stato dedicato molto impegno al superamento della visita guidata (ossia un’attività occasionale durante l’anno scolastico della durata di circa 2-3 ore) a favore di progetti basati su più incontri e soprattutto maggiormente legati alla programmazione scolastica. Questo per sfruttare meglio l’area protetta che diventa così un prolungamento della scuola, una specie di laboratorio da utilizzare tutto l’anno. Ad esempio il progetto "Adozione del bosco", uno dei cavalli di battaglia del WWF Le Bine, si svolge tutto l’anno con una visita per stagione in una piccola parte dell’area protetta, che viene così adottata dai bambini (stimolando anche un senso di affezione con l’area) costituendo l’aula all’aperto della classe in Riserva. L’aula sul campo viene "vissuta" tutto l’anno, in maniera da poter osservare e studiare i cambiamenti che si susseguono. Un progetto del genere fra l’altro si presta molto bene ad un coinvolgimento di più materie, non solo di quelle scientifiche ma anche umanistiche (basti pensare, per esempio, alla funzione del bosco nella mitologia e nelle varie letterature). lcune classi, dopo aver svolto attività nell’area protetta, hanno pensato di "prendere un pezzo di Riserva e portarselo in classe" ossia costruirsi da soli una piccola oasi nel giardino della scuola, realizzando generalmente un piccolo stagno, una siepe, giardini con erbe officinali, giardini per farfalle, nidi artificiali, mangiatoie ed altro. Si tratta di progetti impegnativi ma al tempo stesso gratificanti in quanto, pur modificandosi nel tempo, consentono a sco-lari e docenti di lasciare una viva testimonianza della loro attività a chi viene dopo. A partire dall’anno scolastico 1998-99 il WWF Le Bine, in collaborazione con alcune scuole del circondario, si è fatto promotore di un progetto di educazione ambientale, il progetto ANATRE (Aree NATuralizzate in REte) che vede la Riserva come struttura per facilitare lo scambio di esperienze. Lo scopo di tale azione è duplice: da un lato, quello di promuovere e valorizzare il patrimonio naturalistico delle aree verdi dei comuni in cui le scuole operano, dall’altro, quello di creare una rete di insegnanti in grado di collaborare con soggetti esterni (amministrazioni locali, associazioni ambientaliste) per la condivisione di professionalità e strumenti. I materiali realizzati nell'ambito del progetto sono sul sito www.progettoanatre.it: il sito raccoglie progetti, esperienze di educazione ambientale realizzate da scuole materne, elementari e medie delle province di Cremona e Mantova.

Di seguito presentiamo una tabella con la variazione nelle presenze a Le Bine a partire dall'anno scolastico 1993-'94.

Come si può notare in questo periodo vi è stata una notevole variazione nelle presenze, dovuta a molteplici fattori. In primo luogo il numero degli operatori coinvolti e la precisa scelta nei vari anni di ampliare o limitare il raggio di azione. Negli ultimi anni abbiamo scelto di limitare quest'ultimo ai paesi limitrofi a Le Bine e di lavorare con un ridotto numero di operatori per puntare sulla continuità.
 

Anno scolastico  Classi  Alunni 
1993-'94  35  800 
1994-'95  32  650 
1995-'96  25  450 
1996-'97  35  700 
1997-'98  145  3.800 
1998-'99  185  10.200 
1999-2000  360  16.059 
2000-'01  183  6.885 
2001-'02  152  4.693 
2002-'03  102  2.757 
2003-'04  90  3.721 
2004-'05  84  3.368 
2005-'06 96 1.460
2006-'07 73 1.565
2007-'08 85 1.652
2008-'09 76 1.398
2009-2010 87 1.567
2010-'11 71 1.441
2011-'12 116 1.373
2012-'13 57 1.460
2013-'14 85 1638
Totali  2.185 81.707

EDUCAZIONE AMBIENTALE L’educazione ambientale nasce con l’obiettivo di promuovere un cambiamento di pensiero e di atteggiamento nei confronti dell’ambiente che ci circonda. Tale approccio può essere favorito con l’assunzione di valori diversi, sostituendo “i valori incompatibili con uno stile di vita sostenibile” (Caring for the Earth IUCN, UNEP, WWF, 1991). È proprio nella consapevolezza esplicita ed intenzionale di trasmettere valori che l’educazione ambientale si differenzia da altre discipline, come l’educazione scientifica con la quale viene spesso confusa. Tra questi valori sono fondamentali:
  • la consapevolezza che ogni essere umano è parte integrante della natura e non il dominatore di essa;
  • il rispetto verso ogni forma di vita, indipendentemente dal significato (es. economico) o utilità che può assumere per l’uomo;
  • la conservazione dei processi ecologici e della diversità biologica per le generazioni presenti e future;
  • il rispetto della diversità culturale;
  • la responsabilità del proprio impatto sulla natura in funzione di un uso sostenibile delle risorse. 

    L’educazione ambientale ha bisogno di occasioni per proporre questo nuovo atteggiamento verso la natura; la comprensione dei fenomeni che ci circondano e che, più o meno lentamente, modificano il nostro ambiente, diviene sempre più difficile ma sempre più necessaria. 
    Uno stile di vita non si cambia solo perché si è venuti a conoscenza di alcuni fatti o informazioni: in questo modo si può cambiare qualche abitudine o comportamento (se esiste il problema buco dell’ozono si può certamente fare a meno di usare bombolette che emettono CFC), che però non sono sufficienti ad avviarci verso lo “sviluppo sostenibile”. 
    Un nuovo approccio all’ambiente potrà essere perseguito soprattutto dalle nuove generazioni, attraverso un processo che attivi tutta la persona e che coinvolga contemporaneamente corpo, cuore e mente. È possibile così una condivisione e partecipazione più completa del cambiamento per affermare un modo di vita diverso.