I Carabidi sono un eterogeneo gruppo d’insetti generalmente legati all’ambiente edafico. L’aspetto generale è caratterizzato da colorazioni scure, metalliche, con dimensioni variabili; trovano la loro forma più tipica in gruppi ad ampia distribuzione, quali Carabini, Bembidini, Pterostichini o Harpalini; sono coleotteri agili di forma generalmente allungata, con testa grossa e robuste mandibole e prevalentemente predatori del suolo, anche se alcune specie sono fitofaghe. Una discreta percentuale, fino al 5% nelle regioni temperate, è invece adattata ad un’esistenza arboricola temporanea o permanente.

Materiali e metodi

I Carabidi sono stati rilevati con trappole a caduta del tipo Barber (1931), poste nelle diverse tipologie ambientali della Riserva. In alcuni periodi sono stati inoltre catturati numerosi esemplari grazie all’allestimento trappole luminose e tramite catture a vista.
Le ricerche promosse dal WWF si sono svolte dal 1996 al 2000.

Risultati

I saliceti sono risultati gli ambienti in cui sono presenti elementi ad ampia valenza (eurieci), poco caratterizzanti. Anche le formazioni erbacee ad Artemisia verlotorum non ospitano specie particolari, ma solo elementi piuttosto comuni, confermandosi una zona di transizione non ancora chiaramente strutturata nella quale è difficile definire una precisa tendenza evolutiva. Invece nei prati di erba medica, posti in una delle porzioni dell’area rinaturalizzata nel 1995, sono state rilevate specie tipiche di questa tipologia ambientale, che sono però caratterizzate da esigenze ecologiche non uniformi. Sono poi state rinvenute quattro specie proprie dei greti, legate ad ambienti aperti con spiccate tendenze xerofile e termofile. Nella fascia di “bagnasciuga” dello stagno scavato nel 1995 sono state osservate diverse specie esclusive, tipiche di habitat di ripa. Da segnalare la presenza di Agonum marginatum, accompagnato da Chlaenius spoliatusOcydromus tetracolum e Omophron limbatum. I cariceti risultano tra gli habitat più interessanti per la presenza di varie specie significative, tra cui Philochthus iricolor,Platysma anthracinun hespericum e Chlaeniellus tristis. Rispetto alla carabidofauna, le fasce con una copertura arborea o arbustiva risultano qualitativamente e quantitativamente piuttosto povere. Di pregio invece risultano essere gli ambienti aperti legati alla presenza d’acqua corrente o stagnante, questi ospitano un buon numero di specie caratteristiche, alcune delle quali piuttosto esigenti.
In questi ambienti trovano rifugio alcune specie rare in Pianura Padana, considerate relitti termofili, come ad esempio Harpalus oblitus.

Testo tratto da ricerche svolte da Antonella Maggioni e Stefano Rancati.